Erano tempi in cui mio padre raccoglieva l'uva fragola dal cortile di casa Gemma.
La prendevo anche io tra le mani e mi sporcavo di rosso sangue e la mia pelle profumava di
intenso e, a seguire, nella tinozza di legno si pestava con i piedi i grappoli succosi.
Mi piaceva quella sensazione di movimento sotto ai piedi.
Tutto scivolava e cambiava forma.
Con i piedi nudi, ci mettevo forza e delicatezza, rispetto e intensità, aggrappandomi ai margini del catino grande.
Poi, l'attesa e la giusta cura avrebbero fatto in modo che quella poltiglia di chicchi diventasse vino.
Da questo lavoro attento, se ne ricavava poche bottiglie da condividere con chi c'era davvero nel cuore. Mio padre lo diceva sempre in lingua friulana.
"Quando si alza il calice lo si fa con rispetto. Grande è il valore che ha. Poiché il lavoro è stato tanto sia dell'uomo che della natura , lo si fa con poche persone sensibili ed autentiche "
Oggi ripensavo a quei gesti e a quelle parole

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