martedì 30 aprile 2019

mostra illustratori d'infanzia a Venzone 2019

Mostra illustratori di venzone 2019 “ le immagini Della  fantasia “  dedicata al Giappone
 ( 17 marzo :5 maggio 2019) 

Il maestro Haiku Basho direbbe “ qui/raggiungono il mio occhio/ solo cose fresche


La mostra è nata 38 anni fa a Sarmede (Tv) ideata dal Boemo Zavrel

Quest’ anno è dedicata in buona parte alle fiabe giapponesi
Il viaggio  sulle ali della fantasia ci porta verso il luogo dove sorge il sole: lo simboleggia l’icona della mostra, Momonoko Taro con i suoi tre compagni di avventura. È il bambino nato da una pesca, un miracolo come ogni nascita, nutrito dai genitori con le più buone focacce di miglio del Giappone, e pronto a partire a caccia di orchi e altre creature immaginarie!
Le immagini si snodano tra haiku , carte memory e disegni molto evocativi, a volte complessi , altri essenziali. 
L’ospite di quest’anno è Philp Giordano di cui troviamo immagini  dai colori accesi che rimandano alla cultura e racconti giapponesi.
Il senso onirico e del sogno mi ha accompagnata lungo tutta la mostra,  da me particolarmente apprezzata.
Tavole xilografche o tavole costruite un pezzetto alla volta , rendono la bellezza di mondo fiabeschi dove si accendono link e rimandi costanti, uno connesso all’altro e in armonia.
Da sempre credo che ogni fiaba abbia nella  immagine  una preziosa compagna di  viaggio, ed insieme  possano procedere verso la vetta dell’apprendimento emotivo, cognitivo Di grandi e piccini

( foto scattate  d
a me durante la  mostra )












































 .

venerdì 26 aprile 2019

nel piccolo si manifesta l'infnitamente grande







Camminando nei  prati, mi sono soffermata sui fiori  più piccoli. Visibili solo se si presta attenzione. Si confondono tra l’erba. Ho trovato , nella loro semplicità, una rara bellezza. Eppure si mescolano  con il tutto e ne fanno parte. Un modo aggraziato di essere in sintonia con il  verde, non perdendo il proprio valore
Fate osservare  anche ai bambini le piccole cose, così sapranno apprezzare le grandi.

giovedì 25 aprile 2019

I distratti non conosceranno mai i miracoli. Alejandro Jodorowsky




Io credo che se osserviamo con attenzione profonda, i miracoli accadono e sono semplici . Si nascondono tra le pieghe della vita, negli anfratti.

I distratti non conosceranno mai i miracoli.
Alejandro Jodorowsky
( chiesa di Venzone particolare )

mercoledì 24 aprile 2019

ode alla madre terra





Ode alla madre terra

E la Grande Madre ha detto:
Vieni figlia mia e donami tutto ciò che sei.
Non ho paura della tua forza e delle tue tenebre, della tua paura e dolore.
Dammi le tue lacrime. Saranno i miei  fiumi impetuosi ed i ruggenti oceani.
Dammi la tua rabbia. Erutterà nei miei vulcani .
Dammi il tuo spirito stanco. Lo accompagnerò a riposare nei miei prati comodi.
Dammi le tue speranze e sogni. Le pianterò in un campo di girasoli e diverranno arcobaleni nel cielo.
Non sei troppo per me. Le mie braccia e il cuore accolgono la tua  pienezza.
C'è spazio nel mio mondo per tutto quello che sei.
Io ti cullerò tra i rami delle mie antiche sequoie e le valli delle mie dolci colline.
I miei venti leggeri canteranno ninnananne e leniranno il tuo cuore appesantito.
Lascia andare il dolore profondo.
Non sei sola e non sei mai stata sola.

-Linda Reuther

Tratto dalla pagina nel nome della madre

venerdì 19 aprile 2019

La sensibilità è intelligenza del cuore

Pedagogia della sensibilità



La sensibilità è intelligenza del cuore . Accarezza, con la sua presenza, chi ne  è abitato dal dono. Non è di tutti. Molto spesso, L’ egocentrismo  o il narcisismo oscura una visione sensibile.  La sensibilità è forgiata dalle esperienze della vita,  vissute con profondità.

Questi pensieri completano  la. mia riflessione:

“”””Sono così, sai, le persone sensibili. Sentono il doppio, sentono prima. Perché, esattamente un passo avanti al loro corpo, cammina la loro anima”. (Anonimo)
“””Le persone più belle che ho incontrato sono quelle che hanno conosciuto la sconfitta, la sofferenza, la lotta, la perdita e hanno trovato il modo di uscire dall’abisso. Queste persone hanno un modo di apprezzare le cose, una sensibilità e una comprensione della vita tali da essere pieni di compassione, umiltà e una profonda inquietudine amorosa. Le persone belle non nascono dal nulla
Elisabeth Kübler- Ross”””

Illustrazioni  tratte  dalla mostra degli illustratori d'infanzia a Venzone edizione 2018 " sulle ali del condor "

Cercate di diventare attenti al linguaggio della natura di Omraam Mikhaël Aïvanhov

Il linguaggio semplice della natura


Cercate di diventare attenti al linguaggio della natura. 
Anche se avete l’impressione di non comprenderlo, non è importante: l’importante è aprirvi.
In questo modo preparerete i centri sottili che un giorno vi metteranno in contatto con tutta quella vita che circola nell’universo e che ci parla. Sì, perché tutto ciò che è vivo parla, e la natura, che è viva, ci parla anch’essa.
E dato che la natura ci parla, noi pure possiamo parlarle. 
Anche il fatto che le pietre, le piante, i fiumi, le montagne e gli astri non conoscano le varie lingue dell'umanità, non ha importanza: qualunque sia la lingua, se pronunciamo le parole con convinzione e amore, queste producono vibrazioni, colori e onde che agiscono sulla materia; e la materia reagisce, risponde, come se avesse compreso. Anche se la terra, l’acqua, l’aria e il fuoco non comprendono le parole che noi pronunciamo, in base ai pensieri, ai sentimenti e alla forza che mettiamo in esse, quelle parole non rimangono prive di effetti.  »

Omraam Mikhaël Aïvanhov

mercoledì 17 aprile 2019

giovedì 11 aprile 2019

il senso delle parole



Inizio  a credere nel valore profondo delle parole.

Ci vado ad abitare in ognuna Perché  possa diventare vita


il libro della natura di Tiziano Fratus

….Chi apre
questo libro
rischia grosso:
dai piedi potrebbero
spuntare radici, dalle mani
fronde di carpino o corbezzolo.
Potrebbe incontrare se stesso, in un
sogno, o svegliarsi con l’obbligo di discernere
fra opportunità e verità, a proprio svantaggio.
La natura non ha nulla di buono,
essa opera e distribuisce, si
rinnova nel sangue dei
vinti. Siamo nervi e
sentimenti che un
soffio leggero può
confondere, o l’ombra di
una nube nascondere. La natura
umana non è la roccia, è il fruscio
del volo d’un cardellino
 (Tiziano Fratus poeta e filosofo  della natura e dei boschi ha coniato il termine di Homo Radix)

martedì 9 aprile 2019

Incontrarsi

Incontro


Ho sempre creduto che gli incontri profondi, quelli che agiscono su più livelli,  possono molto  per il mondo e l’umanità ... due energie vicine e in dialogo,  moltiplicano le loro forza. Due sponde che agiscono,  permettono lo scorrere di un fiume sino al mare. In ogni stagione rendono possibile  il manifestarsi della vita, nulla temono,  perché ne sono al servizio.

Grazie Ita e Benito  di 96 anni di Frisanco che ne sono esempio concreto






sabato 6 aprile 2019

il mio amore per gli scatti




Fotografare 


Non  sono una fotografa. 

Amo scattare per fermare lo sguardo sulle relazioni,natura , paesaggi  
e ogni Foto a seguire muove dei pensieri 

Non so se l’immagine  sia al servizio della parola o viceversa o si abbraccino 

Apprezzo  moltissimo, chi ne sa fare un’arte come dipingere un quadro,  senza esagerare con un tecnicismo sfrenato 
Ora , se scorriamo le pagine del web , corsi di fotografia ce ne sono tanti, molti i workshop e gruppi di fotografia  per trovarsi  o imparare o per fare entrambe.  

Difficile non incontrare persone che con smartphone  o macchina fotografica al collo , non cerchino di fermare i momenti. 
Tutto fugge...  
Fermiamo  gli attimi con gli scatti. 
Ci proviamo. 
Ma forse  ciò che  sfugge davvero, siamo noi stessi a noi stessi 

Un giorno un fotografo che stimo molto ,  mi disse  davanti ad un caffè Udinese, che si può essere fotografi anche con una  macchina fotografica usa e getta perché ci permette di prestare attenzione agli scatti definitivi che facciamo, e Restano impressi subito.  
Prosegui il dialogo ,  ricordandomi L’ importanza di educare il nostro occhio e sguardo all”osservazione  e alla prospettiva, alleati preziosi e dimenticati dalla bulimia degli scatti. 
Secondo il suo punto di vista, 
La conoscenza della macchina fotografia veniva dopo, molto dopo L’educazione dello sguardo umano. 

Rimasi colpita e  ricordo ...allora, perplessa. 
Ma io non ne capivo e capisco poco per cui apprezzai la riflessione di chi ne sapeva più di me   

Oggi , ripensandoci, mi sovviene una analogia tra la fotografia  e la  nostra vita : facciamo che gli  scatti che scegliamo di vivere  siano preziosi e di valore 

Il senso che diamo al nostri viaggio sono i singoli passi. 

Attesa


Attesa 


Attesa è aspettare il giorno che risplende dentro,  luce.

la cura del sole



Calore del sole

Mi piace guardare i fiori nel sole.
Sembrano più grandi, più intensi, più pieni.
I raggi lì accarezzano con cura.
Ad ognuno L’  attenzione che merita.
Il sole ha pienezza per tutti da condividere

incontro con Herman Mamani

Essere donna

""Alcune donne hanno paura di se stesse: sono insicure, perché non sanno ciò che possono, né sanno ciò che possiedono.
Io so cosa posso fare con tutto quello che mi porto dentro ed è  la mia storia che attraversa il mio cuore
 e la sacralità del mio corpo che ha camminato con me"""

.( con gratitudine da  una citazione di Herman Mamani )

Un giorno conobbi Herman Mamani grazie alla giornalista Cristina De Michielis che gli doveva una intervista  per la trasmissione che conduceva . Passai molto tempo con lui ed ascoltai per la prima volta come la sua cultura antropologica, sociologica, medica e molto altro era ampia.  Quello che mi giunse più chiaro , ed immediato, fu la  sua capacità  semplice di sintonizzarsi con chi vicino senza parole.
Quello mi insegnò, senza insegnarmelo a parole  e gli sono grata.
Gli occhi che sanno guardare sono trasparenti.




mercoledì 3 aprile 2019

L'aquila della notte e del giorno fiaba scritta da me e classificata al concorso di fiabe di Legnago 2009

Anni fa scrissi una fiaba a una persona a me molto  cara. Certi incontri cambiano la nostra vita perché aprono i nostri orizzonti e sguardi sul mondo, li rendono più ampi.



L'aquila della notte e del giorno 


Fiaba dedicata a chi crede ancora nella cultura dell'umiltà e dell'incontro.




Fiaba  classificata tra le cinque vincitrici del concorso nazionale ”la favola bella” di Legnago 2009 )
      



C'era una volta un'aquila maestosa, forte nel suo volo a falcate.

Tagliava l'aria senza paura e si faceva trasportare dal vento

che impetuoso soffiava ad alta quota, lassù vicino al Grande Spirito.

Il suo sguardo attento scrutava la terra e partecipava ad ogni piccolo movimento della natura.

Solitaria conduceva le  battaglie per la sua sopravvivenza e non chiedeva niente a nessuno.

Non le avevano insegnato a chiedere.

Chiedere significava essere deboli, bisognosi.

Non poteva permetterselo: era un rapace.

Ogni animale la temeva e provava verso di lei un reverenziale timore perché era l'unico uccello in grado di spingere il suo sguardo oltre l'orizzonte.

Volteggiava appena avvistava una preda; precipitava in picchiata e senza toccare il suolo afferrava con il suo becco ricurvo l'animaletto che, ignaro, si rotolava in una lotta in cui a vincere era sempre uno solo.

Non aveva mai perso.

Nelle guerre era sempre vittoriosa.

Animata da forte volontà non si scoraggiava se il suo andare era ostacolato dalle intemperie.

Quel giorno, l'aquila volava  senza meta, sola e silenziosa:

le avevano insegnato ad amare i silenzi più che  a lanciare grida stridule nell'aria. Urlare poteva significare: avere paura; non era possibile, non nella sua specie.

Era così immersa nel suo andare che non si accorse che a guardarla, giù nel fitto bosco c'era una civetta.

Una civetta che, per un momento, aveva deciso di oltrepassare il confine del buio e avventurarsi nei bagliori del sole.

La civetta, proprio perché i suoi occhi erano abituati alle tenebre, era chiamata  dagli uomini l'aquila della notte e vedeva ciò che ad altri sfugge in assenza di luce.

Quell'animale si trovava, in quel mentre, disorientato ma eccitato all'idea di nuove scoperte.

Guardò in alto  e vide l'aquila.

L'ammirò e, per un attimo, pensò che avrebbe voluto diventare come lei, alzarsi così maestosa in quei voli.

Senza paura, con coraggio.

Ma era  goffa,  la sua vita era più semplice, abituata a mangiar topolini, a riscaldarsi nelle case diroccate che comunque le davano un caldo tepore a cui ritornava stanca con fiducia. I suoi battiti d'ali erano senza rumori e nessuno riusciva a sentirli. 

L'aquila viveva nelle più alte vette  e respirando l'aria rarefatta e pulita dei mattini costruiva i suoi nidi sulle rocce, in terreni impervi e irraggiungibili.

La civetta pensando a questo, abbassò lo sguardo e pensò a malincuore che non si sarebbe mai potuta incontrare con quell'amico rapace.

Erano troppo diversi, troppo lontani.

Accade però che alle volte i pensieri si incontrano e fu così che l'aquila, quel giorno, decise di superare un confine:                                      

volle guardare a terra non solo per mangiare  e trovare una preda, ma per osservare con umiltà la vita di qualche animaletto. Qualcosa di diverso le avrebbe potuto raccontare, anche se da lassù oramai conosceva molti aspetti della vita.

Incontrò lo sguardo di quella civetta.

Nei suoi occhi,  grandi e aperti, abbassandosi in volo, vide le  notti più buie, si immerse nei silenzi più profondi e conoscendo quanto erano grandi gli spazi del cielo con il sole, ammirò la bellezza delle stelle della notte  con la luna.

Vide i sogni di saggezza degli uomini, il loro sonno ristoratore e l'amore delle notti. La dedizione dolce di una mamma per il suo bambino alzata al suo capezzale; il rispetto di un figlio per il proprio padre ai piedi del letto della sua sofferenza.

Quante emozioni trovò nella notte...lei, aquila, abituata alla luce, alla certezza del giorno, chiaro, dove tutto era prevedibile.

Lì nella notte...tutto era possibile, tutto era contemplato e  inaspettato.

La civetta, ammirata dal  volo basso di quell'uccello reale, osservò  con curiosità la  sua forza  e nelle sue ali sentì la frizzante freschezza dell'aria di alta montagna, la bellezza dei voli di libertà, la dolcezza e l'ebrezza  di lasciarsi andare ad alte quote senza la  paura di precipitare.

Vide attraverso di lui quanto era bello vedere lontano, al di là del visibile oltre l'orizzonte. Ammirò il coraggio della sua solitudine.

Impararono insieme, in silenzio.

Poi, l'aquila si alzò nuovamente in volo alto  e la civetta si

preparò per la notte.

Da quel giorno, con umiltà, due animali diversi per abitudini  

e sguardi verso la vita si incontrarono con rispetto.

Tutto ciò che vive può cambiare.



(Fiaba  classificata tra le cinque vincitrici del concorso nazionale ”la favola bella” di Legnago 2009 )

     




un figlio tratto da riflessioni del pedagogista L. Braina



Un figlio

Risuonano in me queste parole del pedagogista
Lorenzo Braina


Un figlio non è perso quando non lo troviamo dove speravamo di incontrarlo, lo è quando abbiamo 
smesso di cercarlo nelle strade che lui percorre. Se nella vita mi sono salvato è perché adulti chiamati 
alla mia educazione hanno continuato a cercarmi. Hanno continuato a credere in me anche quando io 
avevo smesso di farlo. Hanno visto ciò che sarei potuto diventare e non solo ciò che ero. Se mi sono 
salvato è perché qualcuno non ha avuto paura di incontrare il mio dolore, la mia rabbia, la mia paura.

Se mi sono salvato è perché qualcuno ha scommesso su di me senza chiedersi se fosse giusto farlo o se lo 
meritassi in quel preciso momento.

 Lo ha fatto perché chi educa fa così, perché chi educa non può proprio fare altro che credere nel futuro.

( Lorenzo Braina tratto dalle sue belle pagine virtuali pedagogiche 31 marzo 2018)

Sensibilità


Sensibilità




Oggi leggevo questo pensiero sulla sensibilità .

Dono raro.

Quando la si incontra credo faccia fermare e guardare stupiti negli occhi dell’altro. La sensibilità è come la resilienza : credo si forgi nel campo dell’esperienza.

“La sensibilità. La capacità degli esseri umani di comunicare qualcosa che non può essere detto in 
parole. E’ la disponibilità dei corpi alle carezze, alla compassione intesa come percezione condivisa.
(Berardi Bifio)

illustrazione ad acquarello di Maria Grazia Comand

Frisanco e il maestro Benito




Frisanco e il maestro Benito



Domenica sono andata al lago di Barcis per incontrare a Frisanco ,paesino nei pressi, l’anziano maestro 

del paese: Benito Beltrame. Con i suoi 96 guida ancora l’auto ed ha mille risorse ancora in campo. 

Lo ascolto con piacere perché mi ridona un senso semplice dell’ educazione che si è andato via via 

perdendo , quello che incontra il valore importante delle nostre mani, piedi e cinque sensi , al servizio 

della crescita cognitiva, emotiva , pratica.

Benito mi racconta di api, piante, montagne, leggende, tradizioni, storie di guerra e mi riconsegna , 

attraverso le sue parole sempre del cuore, un significato nuovo da donarmi e donare al mio percorso 

umano e pedagogico .





Presto uscirà una sua biografia.

Ne conosco già alcune sue pagine, lette a volte con commozione 

davanti al fuoco acceso.

Incontri semplici che abitano la mia vita e la rendono ricca.